Visita al Museo Archeologico di Nardò
Nel cuore di Nardò, in Piazza Sant’Antonio, un antico convento francescano custodisce una delle storie più straordinarie d’Europa: quella dei primi Homo sapiens che attraversarono il Mediterraneo 45.000 anni fa, lasciando tracce indelebili nelle grotte del Salento. Il Museo della Preistoria di Nardò non è solo un contenitore di reperti, ma un viaggio nel tempo che abbraccia 75 milioni di anni, collegando i dinosauri del Cretaceo agli uomini del Paleolitico, fino alle civiltà del Bronzo.
Istituito nel 2017, questo museo rappresenta un progetto culturale ambizioso che va oltre la semplice esposizione: è il cuore pulsante di quello che viene definito il “Distretto della Preistoria”, un territorio unico al mondo per concentrazione di siti paleolitici e testimonianze dell’evoluzione umana.
Il Convento che divenne Museo
Prima ancora di varcare la soglia delle sale espositive, il Museo della Preistoria regala una storia affascinante: quella della sua sede. L’ex Convento di Sant’Antonio di Padova fu edificato tra il XV e il XVI secolo, fondato nel 1497 grazie all’autorizzazione pontificia ottenuta da Belisario Acquaviva d’Aragona e dall’Università Neretina.
La collocazione stessa del convento racconta stratificazioni storiche profonde: sorge nel quartiere della Giudecca, l’antico ghetto ebraico di Nardò, probabilmente sopra una preesistente sinagoga. Una sovrapposizione di culture e fedi che rende ancora più simbolico questo luogo di memoria e conoscenza.
Il chiostro interno conserva un prezioso ciclo pittorico del 1662, opera di Giuseppe da Gravina, dedicato alle “glorie del francescanesimo”. Dopo la soppressione degli ordini religiosi nell’Ottocento, l’edificio conobbe destinazioni più umili: divenne asilo e ospedale, prima di cadere in abbandono.
La rinascita arrivò nel 2009 con il restauro dell’architetto Luca Zevi, che seppe valorizzare gli spazi antichi trasformandoli in un museo contemporaneo, dove l’architettura storica dialoga armoniosamente con allestimenti moderni e tecnologie multimediali.
I reperti delle grotte di Porto Selvaggio
Il vero tesoro del Museo della Preistoria è il suo legame inscindibile con il territorio. Il museo funge da porta d’accesso narrativa al Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, un’area che vanta una concentrazione di grotte paleolitiche tra le più alte d’Europa.
Otto grotte principali hanno restituito testimonianze straordinarie della presenza umana nel Paleolitico:
- Grotta del Cavallo: uno dei siti più importanti per lo studio della transizione tra Neanderthal e Sapiens
- Grotta di Uluzzo e Uluzzo C: hanno dato il nome alla “cultura uluzziana”, controversa fase di passaggio tra Paleolitico medio e superiore
- Grotta Capelvenere, Torre dell’Alto, Marcello Zei: ricche di stratificazioni che raccontano millenni di frequentazione
- Grotta Bernardini e Serra Cicora A: testimonianze di occupazioni stagionali e rituali
Questo sistema di grotte fu frequentato sia da Homo neanderthalensis che da Homo sapiens, offrendo agli studiosi una finestra privilegiata sui comportamenti, le tecnologie e forse persino sui contatti tra le due specie umane. Il territorio custodisce anche il sito neolitico di Serra Cicora e fortificazioni dell’Età del Bronzo, dimostrando una continuità insediativa plurimillenaria.
Cosa vedere nel museo: un viaggio di 75 milioni di anni
Il percorso espositivo è concepito come un viaggio a ritroso nel tempo, con un approccio narrativo che rende accessibili anche i concetti scientifici più complessi.
I resti antropici più antichi
Il fiore all’occhiello della collezione sono i resti di Homo sapiens datati a 45.000 anni fa, tra i più antichi rinvenuti in Europa. Questi reperti dimostrano che il Salento fu una delle porte d’ingresso della nostra specie nel continente, probabilmente attraverso rotte di migrazione dal Medio Oriente attraverso i Balcani.
Strumenti e cultura materiale
Le teche espongono migliaia di manufatti litici: punte, lame, raschiatoi che testimoniano l’evoluzione delle capacità cognitive umane. Dalla semplice scheggiatura alla raffinata tecnica laminare, gli strumenti raccontano la storia del pensiero astratto, della progettazione e dell’adattamento ambientale.
Particolarmente suggestivi sono gli oggetti ornamentali: conchiglie forate, ocra rossa per pigmenti, testimonianze di un pensiero simbolico e forse delle prime manifestazioni estetiche e rituali.
Paesaggi preistorici
Un aspetto innovativo del museo è la ricostruzione dell’evoluzione dei paesaggi costieri salentini. Attraverso diorami, video e installazioni multimediali, i visitatori scoprono come le variazioni del livello del mare abbiano modificato radicalmente la geografia del territorio, condizionando insediamenti e migrazioni.
La storia delle ricerche
Una sezione è dedicata alla storia dell’archeologia preistorica in Salento, rendendo omaggio ai pionieri che, dalla fine dell’Ottocento, iniziarono a esplorare sistematicamente le grotte. Figure come Ulderico Botti, Edoardo Borzatti von Löwenstern e i più recenti Arturo Palma di Cesnola e Francesco Borzatti sono ricordati come i costruttori della conoscenza scientifica del territorio.
Perché visitare il Museo della Preistoria di Nardò
Questo museo rappresenta molto più di una collezione archeologica. È un centro di ricerca attivo, che collabora con università italiane e internazionali, un laboratorio didattico per scuole di ogni ordine e grado, e un punto di riferimento per il turismo culturale e sostenibile.
La sua missione va oltre la conservazione: promuove la consapevolezza dell’importanza del patrimonio preistorico, educa alla tutela ambientale e archeologica, sostiene l’idea che la conoscenza del passato più remoto sia essenziale per comprendere chi siamo.
Il concetto di “Distretto della Preistoria” non è solo un’etichetta turistica, ma un progetto di sviluppo territoriale che integra la visita al museo con escursioni guidate alle grotte, percorsi naturalistici nel Parco di Porto Selvaggio, laboratori di archeologia sperimentale e attività educational.
Un museo per Tutti
Che siate appassionati di archeologia, famiglie con bambini curiosi, studenti o semplici viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche, il Museo della Preistoria di Nardò sa offrire livelli di lettura diversi. Gli allestimenti sono accessibili e coinvolgenti, le spiegazioni chiare senza essere semplicistiche, la tecnologia al servizio della narrazione senza mai prevaricarla.